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QUELLO CHE NON UCCIDE EPUB

Saturday, May 11, 2019 admin Comments(0)

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Author:IGNACIA TRAYER
Language:English, Spanish, Dutch
Country:Guyana
Genre:Business & Career
Pages:249
Published (Last):28.11.2015
ISBN:885-1-24369-541-2
ePub File Size:17.57 MB
PDF File Size:15.17 MB
Distribution:Free* [*Register to download]
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Book Descriptions: Zoccoli Assassini: racconto giallo Un uomo viene trovato morto stecchito nel suo orto. Si indaga nell'ambiente in cui lavorava e tra i suoi familiari. Dicono del racconto Ho appena finito di leggere e riguardare Zoccoli assassini, una storia quasi provocatoria: fulminante e spiazzante, e non posso che ribadire la mia ammirazione per il grande talento.. E lo fa anche con grande destrezza stilistica Dove viene alla luce anche l'ironia con la quale ci ha voluto far intendere di aver capito tutto.

I bambini gridano. Chi perde se lo merita di morire. Esultano come folli che conoscono solo il gioco di sacrificare al dio senza volto del disamore. Continua a non ricordare il cartellone della lettera I. La campanella suona come le trombe del giudizio. Li ammalia.

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Li rapisce. E li disperde. Assola e scalda tutte le superfici salate dal mare. Solo una pioggia impossibile potrebbe spaccare quel cielo di marmo blu. In mezzo alla fiumana di corpi e di anime, a prestare orecchio, si ascolta una voce. Mi piace cercare le parole giuste. Le parole e il loro suono mi salvano. Quando non conoscevo il nome di qualcosa di nuovo lo inventavo, e questo bastava. Una tomba vista mare, come la voleva lui.

Ci sono giorni in cui il vuoto morde il petto e il nulla logora le viscere, so che dovrei darmi una mossa ma tutto quel vuoto e tutto quel nulla mi paralizzano. Non sono contento, eppure non mi manca nulla. Non so neanche come faccia a starci tutto questo spazio dentro di me. Sangue, muscoli, nervi non lasciano spazio al vuoto e in fisica il vuoto non esiste, tuttavia dentro di me se ne annida almeno qualche centimetro cubo, non visto, celato, quasi di contrabbando.

A guardar bene ha un costume nascosto sotto i jeans, come accade da queste parti da maggio in poi. Sono migliaia. Pan ormus. Tutto porto per Greci e Romani. La sostanza non cambia. Chilometri di abbraccio. Senza tradimenti. Agguati tesi a chi, ammaliato da tanta dolcezza, abbassa la guardia: i porti sono pieni di marinai e marioli, affari e affanni. Anime doppie adatte a un luogo ambiguo. A me sembra che sia rimasto tale e quale e corregga in me il difetto che ha ancora. Si addentra nei vicoli che portano al mare, simili al labirinto cretese.

Improvvisi bui oscurano il sole e offrono frescura inaspettata. Tutto porto: tutto merce, tutto contrattazione, tutto denaro, tutto tranello, tutto postribolo, tutto vino, tutto arrivo, tutto partenza.

E sono vere anche le macerie della Seconda guerra mondiale, immobile e pietrificata nelle vie del centro, come una foto in bianco e nero che non sbiadisce. Tutto porto. Tutto abbraccia. E tutto stritola. O per scampare al destino. Tutte storie. Tutte voci. Si mette sulla scia di una bancarella su tre ruote e inala il profumo della cipolla sul letto bruciacchiato di pomodoro.

Parole che spingono o costringono a fare. Tutto aperto. Tutto scambio. Tutto parola. Panverbo dovevano chiamarla. Le lezioni di letteratura, le partite a ping-pong sulla cattedra, le interrogazioni superate senza aver studiato, le chiacchierate con il bidello Geppo, che noi suo armadio insieme ai fogli protocollo conserva una bottiglia di pessima vodka e una di ottimo marsala per la consolazione sua e degli studenti.

Sono convinto che ogni anima sia fatta di almeno cinque parole. Tutti dovrebbero avere una lista di cinque parole, le cinque che preferiscono. Le tue cinque parole sono quelle che dicono come respiri, e da come respiri dipende il resto.

Ragazza piena di luce, puoi tu rammendare un ragazzo fatto di vento?

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I miei compagni dicono che il mondo lo salvano le belle ragazze. Sono affaccendato in questi pensieri del tutto inutili, quando tra i coriandoli di magliette riconosco una figura piccola e nera, ben distinta dai colori estivi degli altri attorno a lui. Oggi non ci siamo visti.

Erba vera, don Pino! Siamo sempre in vacanza. Guarda che luce! Mi mancano le braccia. Basta che non parliamo di Dio. Mi ricordo ancora la prima lezione con lui.

Si era presentato con una scatola di cartone. Nessuno aveva azzeccato la risposta.

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Ci sono io. Che sono un rompiscatole. Uno che rompe le scatole in cui ti nascondi, le scatole in cui ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo simulando muri spessi come quelli della canzone dei Pink Floyd.

La voce di don Pino mi distoglie da quel ricordo fulmineo ma indelebile. Quando ti innamori di una ragazza, forse prima te la spiegano? Si vede che sei mio alunno. Dio bisogna darlo, poi dirlo. Non hai appena detto che non vuoi?

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Ci penso spesso, soprattutto la notte, quando rimango solo e, come dopo una tempesta, tutte le cose inghiottite dal mare vengono rilasciate con dolcezza sulla spiaggia. Messaggi, relitti, morti, tesori. Non so manco come ci si arriva. Sai quante tessere ci sono nei mosaici del duomo di Monreale? Nessuno ha mai avuto il coraggio di contarle. Allora ti aspetto.

Chiesa di San Gaetano. Centro Padre Nostro. Rimango rigido, mentre lui mi avvolge con un calore che non mi aspettavo. Sento le mani forti sulla mia schiena, come uno che si appoggia e ti sorregge al tempo stesso. Don Pino sorride e se ne va. Rimango a fissarlo, di spalle. Una camicia e un giubbetto blu scuro.

Poi non resisto e mi tuffo. Natura e potere. Sacro e profano. Pagano e cristiano. Luce e lutto. Qui si mescolano. Croce senza delizia. Ma i permessi non arrivano. D centro Padre Nostro non basta per i ragazzi e i bambini del quartiere. Solo toccando un pezzetto di bellezza possono desiderarla. Allora si fa quello che viene ordinato a testa bassa.

A volte si pensa che la mafia sia la violenza del pizzo, gli omicidi, le bombe. Deruba i compagni, insulta i maestri, picchia le compagne. Un giorno quel bambino quasi ne ammazza di botte un altro: decidono di cacciarlo.

Il preside gli sta dietro in silenzio, lo scorta come una guardia carceraria. La maestra lo guarda andar via, solo, tra adulti che lo fucilano con gli occhi e mostrano compiacimento sulle labbra strette: e lei comincia a piangere.

Il piccolo, occhi grigi di apatia e odio, sente il singhiozzo e si volta. Fissa la maestra, mentre il preside lo spinge avanti. Da quel giorno rimane attaccato alla gonna della maestra, come un cane. Nessuno riesce a spiegarsi una simile trasformazione.

Distrugge chi non sa come si costruisce. Mancano lacrime sulla vita di quei ragazzi, sulla vita di quei bambini. Quando avevano saputo che si trattava di padre Puglisi, i proprietari, vicini a certi ambienti, avevano raddoppiato il prezzo. Bambini giocano a calcio in una piazzetta sghemba.

Il bambino contrae la mandibola.

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Non sa come difendersi dal gesto di uno che si abbassa e non comanda. Voglio i capitani per la scelta del campo. Chi gioca nel Brancaccio? La sua squadra si raccoglie dietro di lui. Siamo Brancaccio pure noi, capito? Noi siamo Brancaccio pure. Salvo Imparato. Imparato e Passalacqua, venite qui. Stringetevi la mano. Testa o croce? A Brancaccio la scelta del campo. Don Pino mette la palla al centro e fischia.

Salvo segna un goal al volo che Gaetano riesce solo a deviare. Mentre il gioco riprende, don Pino ne scorge uno in disparte. Sta in piedi e li osserva con le braccia conserte. Che non sono pericoloso. Si avvicina al centrocampo. Con chi gioco?

Don Pino li guarda giocare. Per un attimo i loro cuori sembrano fatti di carne e non di asfalto. Le urla si frangono tra i vicoli come le onde del mare sugli scogli nei giorni in cui il vento frusta la terra e le speranze degli uomini.

Risalgo via Notarbartolo, dove abito. Un quartiere di negozi dalle vetrine lucidate a specchio, palazzi struccati e puliti di fresco. Tutto scende verso il mare, e il vento risale lungo la strada senza ostacoli.

Probabilmente guardava tranquillo il mare, mentre il vapore macchiava il suo colletto bianco di nobile e politico impegnato, quando i sicari mandati dal suo collega deputato Palazzolo, vicino ai mafiosi che gestivano i traffici illegali, lo ammazzarono.

La prima vittima illustre della storia mafiosa. Naturalmente senza colpevoli, se non gli accoltellatori. Eravamo tutti da Gianni, uno dei miei compagni di classe, che ha la villa al mare con piscina. Alternavamo tuffi acrobatici a fette di anguria, momenti di riposo sui lettini bianchi a granite al limone. Guardavamo le ragazze con i loro costumi aderenti e la pelle tesa come i tamburi di una guerra imminente.

Poi la madre di Gianni ci aveva chiamati ed eravamo rimasti in silenzio di fronte a immagini di un altro mondo, il mondo dei film apocalittici. Nessuno gli aveva risposto. Avevamo addosso i costumi gocciolanti e ci sentivamo nudi e inadeguati. It manages the. This software is not bound to any book store or online library.

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Afterwards she wrote a note to him—dictated by the Countess—appointing time and place of a meeting.

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When evening came round, the two ladies—the Countess dressed as Susanna, and Susanna as the Countess—repaired to the spot appointed in the letter, a secluded part of the park with a pavilion on either side. Figaro lay already in waiting, of which the ladies were well aware. Susanna then withdrew into the shade of the thicket, leaving her mistress alone waiting for the Count. Mistaking the Countess for Susanna, he dallied with her, kissing her much against her will, till at last the Count interfered, when the boy ran into the pavilion to the left, where Barbarina was already waiting for him.

The Countess now received graciously the passionate words of her husband, intended for Susanna. Figaro, who was duped as much as the Count, then made a noise, and the Count sent the supposed Susanna into the pavilion on the right, expecting to join her ere long. Susanna managed to meet Figaro. But the cunning barber soon looked through her disguise, and then took an active part in the joke, by addressing her as the Countess, in passionate language.

This was well done; for the Count overheard him, and seized him by the collar. Susanna ran into the pavilion on the left. The Count then, without releasing his hold on Figaro, called his servants and guests, who came in large numbers with lights and torches, and bade them to be witnesses of his dishonor. After disposing of Cherubino and Barbarina, who were also in the left hand pavilion, he dragged out the supposed Countess, who fell down on her knees before him, imploring his forgiveness.

But the Count acted the enraged husband in good earnest. Suddenly the real Countess appeared from the pavilion on the right. The Count must be supposed to be forever healed from his jealousy, and become more faithfully attached than ever before to his Rosina.